DESCRIZIONE DELLE PRINCIPALI TIPOLOGIE DI MATERIALI TERMOINDURENTI

Dai compositi alle resine tradizionali e caricate

L’impiego dei materiali termoindurenti, è consigliato quando sono necessarie le proprietà meccaniche descritte nella pagina precedente ma anche nei casi di esigenze di spessori variabili nelle sezione del prodotto. La garanzia dell’assenza di risucchi, di alterazioni delle cavità interne, una stabilità dimensionale nel tempo e l’elevata resistenza alle alte temperature (contrariamente ai termoplastici) sono altre eccellenti prerogative dei termoindurenti

COMPOSITI TERMOINDURENTI IN MASSA | Acronimo: BMC (Bulk Moulding Compounds)

Vengono definiti BMC i materiali compounds solitamente utilizzati nello stampaggio a compressione e ad iniezione, consentono il rinforzo con fibre di vetro, di carbonio, minerali, aramidiche, naturali o miste, con cariche massime del 65%. Le loro principali applicazioni sono nella componentistica per l’ambito elettrico, (anche degli elettrodomestici) e dei trasporti.

COMPOSITI TERMOINDURENTI IN FOGLI | Acronimo SMC (Sheet Moulding Compounds)

I compound SMC sono materiali molto simili ai BMC descritti al punto precedente, la differenza principale consiste nella loro produzione che generalmente è in forma di rotoli o fogli della larghezza di 1 mt .ca. Ciò permette il rinforzo tramite fibre molto lunghe che consentono bassissimi coefficienti di ritiro (vicino allo 0 %).

RESINE MELAMMINICHE | Acronimo: MF

Ottenuti tramite la condensazione fra aldeide e melammina, sono un genere di polimeri impiegati nei casi in cui i manufatti necessitino oltre che di buona resistenza meccanica, anche di un ottimo aspetto estetico.

RESINE FENOLICHE | Acronimo: PF

Si tratta di un gruppo di polimeri ottenuti dalla condensazione fra fenolo e formaldeide. La differenze percentili dei due reagenti conducono ad una ulteriore suddivisione in novolacche e resoli. Fa parte delle resine fenoliche l’antesignana Bachelite, prima materia plastica di sintesi in assoluto.